I nematodi, un tempo noti come “vermi cilindrici,” sono organismi straordinariamente diffusi. Con una stima di oltre 4 × 10²⁰ individui, rappresentano una delle forme di vita più abbondanti del pianeta.
Sebbene siano comunemente conosciuti per il loro ruolo di parassiti dell’uomo o delle piante (nella foto campi di soia nella Pianura Padana con evidenti attacchi Heterodera glycines specie importata accidentalmente), i nematodi abitano una vasta gamma di ambienti, sia acquatici – marini, (in foto esemplare della famiglia Desmodoridae accompagnato dai suoi simbionti Suttori), sia d’acqua dolce – sia terrestri. Essi occupano ogni livello della catena trofica, dai batteriofagi, algivori e fungivori fino ai predatori, contribuendo in modo significativo a numerosi servizi ecosistemici. I nematodi instaurano inoltre molteplici relazioni simbiontiche, che spaziano dalla mutualità al parassitismo. Il loro contributo alla biodiversità è oggi riconosciuto come fondamentale.



La conservazione della biodiversità delle comunità di nematodi è di grande importanza, come sottolineato dall’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA). Questa include i nematodi tra gli obiettivi specifici di protezione (Specific Protection Goals, SPGs), evidenziandone il ruolo essenziale nei servizi ecosistemici.
Tra questi spicca la regolazione di patogeni e parassiti delle piante, ma anche il ciclo dei nutrienti, la formazione e l’aggregazione del suolo, la decomposizione, il sequestro del carbonio e il controllo di organismi nocivi. Tali funzioni vitali derivano dalle interazioni tra nematodi e il resto del biota.
Grazie alla loro ubiquità, elevata densità e straordinaria diversità, i nematodi a vita libera si rivelano strumenti ideali per lo studio della biodiversità e degli impatti ambientali. La loro presenza nei suoli e nelle acque, sia dolci che marine, li rende utili bioindicatori dell’inquinamento e di altri tipi di impatti antropici e non, sottolineando ulteriormente il loro valore ecologico e scientifico.
Il potenziale ruolo dei nematodi come organismi modello emergenti è sempre più riconosciuto. Caenorhabditis elegans, ad esempio, è stato il primo organismo di cui è stato completamente sequenziato il genoma ed è oggi annoverato tra i sei principali organismi modello della ricerca biologica. Tuttavia, numerose altre specie di nematodi sono impiegate in ambito sperimentale, come varie specie del genere Acrobeles (nella foto), Panagrolaimus, o Pristionchus pacificus, e altri ancora, inclusi nematodi marini emergenti.
I nematodi modello suscitano particolare interesse in diversi ambiti della biologia grazie a una combinazione di caratteristiche uniche. In quanto metazoi semplici (bassi metazoi), non sollevano questioni etiche legate alla sperimentazione animale. Inoltre, la loro eutelia (numero cellulare fisso nell’adulto), la rapidità del ciclo riproduttivo, la trasparenza corporea e l’elevata adattabilità alle condizioni di laboratorio li rendono strumenti estremamente versatili per lo studio di processi biologici fondamentali.

